La perfetta poesia

È stantio giocare a pantera,
sul guado del fiume,
in una notte di piena estate
I dispetti al chiaro di luna,
stanno ahimè diventando poesia
“Lei  per  nessun uomo credevo di “lasciarla”, farne un bagaglio ingombrante da gettare nel vuoto
Se prima d’uso nei silenzi,
per indagare l’Io,
ora , non sente bisogno di sgualciti sotterfugi,
per la certezza dei fraintesi,
che generano pensieri veri : “ah quanto si comprime la mia maestra solitaria”;

E non per le tette all’aria ,
non del miracolo di un’erezione sfacciata ,
non del supplizio delle distanze – che distanze non ce ne sono –
Fradicia e zuppa del tuo nettare,
mi aggrovigliano più i non detti,  scoperti per errore, che il lerciume benedetto che siamo
Chiaro come la luce è il tuo sorriso,
e forse mi basta ,
e basta alla poesia.

E. M copyright

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