La zia Clelia

Tratto dal racconto” nascere principessa, morire regina ” ispirato da una storia vera

La zia Clelia .

Tra le tante zie, quella ufficiale, figlia del nonno e della nonna, era solo la zia Clelia.
Tra tutte, sicuramente era la più arguta, la più intelligente. Doti, quest’ultime trasmesse da nonno.
Entrambi erano soliti dilungarsi alla scoperta del mondo nei libri, nell’arte, nella natura. Curiosa di tutto, zia Clelia appuntava sul suo taccuino le scoperte del giorno, con riflessioni interessanti ma per lo più in contraddizione con quanto appreso. Il suo motto era “prima studio, poi ribalto, metto tutto in discussione, e vedrai che la spuntò” Così era anche nonno. Lo splendore era , che nei salotti, con amici e parenti nelle serate di festa, il loro magnetismo e la loro loquacità riuscivano a convincer tutti delle loro verità. Se in un dipinto i colori predominanti fossero stati il giallo e l’arancione, zia Clelia ed il nonno, se avessero voluto, avrebbero convinto il mondo che invece erano il grigio ed il nero. E tutti, a fine serata, li avrebbero ringraziati ed acclamati .
Osservarli, per me piccola, poi adolescente e donna, era costruttivo e motivo di imitazione.
Ne studiavo la gestualità , il tono di voce, il vigore e la passione. Cercavo di fare lo stesso con i miei compagni di giochi , tanto che un giorno convinsi tutti i miei piccoli amici, che un povero nonnino del paese era in realtà un mostro orribile. Questo timido e gentile vecchietto, ormai solo dopo la perdita della consorte., era solito offrire ai piccoli del vicinato biscotti e.bevande,
Per testarmi nella capacità familiare di convincimento, mi dilungai a lungo con tutti i suddetti bambini su una scoperta che sostenevo di aver fatto, “Nonno Emilio, fateci attenzione, prima di darvi i biscotti e le bevande li avvelena. Così come fa con le bevande. L’ho visto l’altra mattina. raccoglie delle bacche velenose da una pianta che ha nel giardino. Trita le bacche , ne fa un infusione, e poi dopo averla filtrata, l’aggiunge a biscotti, caramelle e succhi. Perché non proviamo a far lo stesso…? Recuperiamo quelle bacche, sono belle arancioni…facciamone un succo, aggiungiamo dello zucchero e proponiamole come aranciata …Scommetto che non la Berrà!”
Non l’avessi mai detto, in un batter d’occhio, l’aranciato velenosa era pronta e proposta al povero vecchietto .
Mi sentii raggelare il sangue, ma ormai era troppo tarda. Zia Clelia in versione junior aveva colpito ancora…
Fu un colpo di fortuna che il vecchio rifiutò “l’aranciato malefica: ” sono diabetico, non posso bere bevande zuccherate” Tirai un sospiro di sollievo…ma i miei compagnucci si convinsero che il vecchio l’avesse rifiutata perché accortosi costituita dalle stesse bacche velenose che usava sulle merende che ci regalava. Da quel giorno nessun bambino accetto più nessun biscotto né bevanda dal nonnino. Pentita amaramente, raccontai tutto a nonno e zia Clelia che in coro esclamarono:” Scemi loro a crederti ! Egle non fare mai come i tuoi amichetti; fatti la tua idea e rispettala sempre. Ascolta tutti, ma poi fai come ti pare, e come ti dice il cuore ”
Io sorrisi; avevano ragione…

E. M

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